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domenica 30 aprile 2023

59esima tappa

 Bukhara-Navoiy 116 km utili ( 146 pedalati) temp. 27°C. Cielo sereno,  vento assente. 

Vista dal ristorante do Bukhara 

Siamo al 30 aprile, anche il secondo mese è andato. Piccolo bilancio: paesi attraversati 9, km percorsi 4281, 5 raggi rotti, 8 forature, 2 portapacchi rotti, 1 cavalletto,  1 copertone.

Oggi doveva essere una semplice tappa di trasferimento 112 km in pianura, appunto doveva. Partenza alle 7,45, piccolo rifornimento di acqua e frutta, poi via direzione Samarcanda.  Ormai fuori dalla città capisco che il portapacchi,  nonostante la modifica, si sta rompendo,  controllo e così è  2 rotture, a malincuore decido di tornare negozio di biciclette che avevo già utilizzato ieri, per tornare ci vogliono 15 km che dovrò fare anda e rianda, 30 in più.  Forse però è bene che si sia rotto dove posso sostituirlo. Peccato che i negozi di biciclette siano tutti uno vicino all'altro, ma dall'altra parte della città. 

Dove ho preso camere d'aria ieri, pur avendo numerosi portapacchi,  mi dicono che non vanno bene sulla mia bici,  ho insistito e ne ho preso in mano uno, ma mi dicono che non possono darmelo. Non ho ancora capito perché. Sull'altro lato  un altro negozio,  che mi propone un portapacchi debolissimo, non ne ha altri,  allora cerco io direttamente nell'ammasso di ricambi in disordine e finalmente ne trovo uno artigianale,  fatto con tondini piegati e saldati, ma almeno di ferro. Provo a montarlo, ma necessita di modifiche per adattarlo alla bici, con l'aiuto di un fabbro, con martello, pinza ed incudine riesco a fare un lavoro discreto,  spero solo che le saldature tengano. Monto tutto adattando anche le borse. Spero che tenga. 

Quando parto sono però le 12,00. Non ci voleva! Ulteriore attraversamento della città,  con ben 2 incidenti che rendono il traffico impossibile e mi ritrovo dove ero alle 8,30 questa mattina. Da qui ancora 110 km per arrivare a Navoiy. Penso di non potercela fare, in ogni caso ho viveri e tenda. 

Lungo la strada molte persone vendono frutta. Compro albicocche e ciliegie. Il sole è allo zenit,  ma oggi causa rottura devo continuare. La mia benzina sarà le ciliegie, me ne metto una decina nel taschino della camicia ed a ogni km ne mangio una. Rinfrescano la bocca più dell'acqua e sono buonissime.

Dopo circa 40 km vedo un hotel, sarà l'ultimo fino a Navoiy, ma mi sembra presto per fermarsi. Quindi proseguo,  campi coltivati,  frutteti e ancora campi e frutteti. 






Ancora incontri con selfie e nomi dimenticati. 





Così decina dopo decina arrivo a Navoiy alle 8 di sera, molto, molto stanco.
Qualche problema a trovare l'albergo,  ma poi riesco al M Grand di Navoiy. Abbastanza caro, ma almeno eccellente nel servizio.

Cena all'italiana nell'hotel,  fettuccine alla bolognese e pizza margherita.


Ciao alla prossima. 



sabato 29 aprile 2023

58esima tappa

 Bukhara-Bukhara 0 Km, temp 26°C. Cielo terso, vento assente. 


Oggi è di scena Bukhara,  oasi spirituale nel deserto. Ieri ero troppo stanco per apprezzare qualsiasi cosa che non fosse un letto, oggi sveglia alle 9 e giornata da turista.

Faccio subito bancomat, poi giro per strade e stradine, entro nei bazar e compro una scheda uzbeka. Qui è come stipulare un mutuo per le formalità,  passaporto,  schede di registrazione degli hotel,  firme ed altro ancora, il tutto circa ½ ora, ed ero il primo cliente.  Finalmente però funziona, dura un mese e ha 100Gb, per 8 euro non male.





Poi visito le principali madrasse, ormai quasi tutte trasformate in bazar e dedicate al dio denaro. Molto artigianato, cesellatori di rame e peltro, miniaturisti, ceramiche, stoffe, cappelli, scarpe, e ogni altra cosa.










Qui nel 1976 vi fu un terremoto disastroso e gran parte degli edifici subirono danni gravi,  oggi riparati, ma i rappezzi sono evidenti.

Inutile descrivere i singoli monumenti che sono datati tra il 1200 e 1400. In gran parte ricostruiti dopo la distruzione ad opera di Tamerlano. A mio parere la città va considerata nel suo insieme,  meno strutturata di Khiva, qui antico, vecchio e moderno si mescolano confusamente, ma forse emerge una maggiore autenticità e vitalità. 

Ad ogni modo le fotografie si sprecano. Le cupole rivestite di maiolica verde e pareti blu portano al cielo, e le preghiere coraniche adornano il tamburo. 




Spuntino veloce con un rotolo tipo piadina con dentro verdure, salse e pezzi di carne, immancabile chai.

Nel pomeriggio riesco a trovare un negozio di biciclette fornitissimo, compro 4 camere nuove, e un kit di riparazione a 48 toppe.

Ultima cosa visito la fortezza che è davvero imponente, dentro è ora un museo di costumi, monete, armi, natura e storia della via della seta.









Ora ristorante e poi fotografie suggestive serali. Domani parto per Samarcanda,  3 gg di viaggio,  ma in luoghi abitati.


Ciao alla prossima.

57esima tappa

 Non luogo Bukhara 130 km, temp. 24°C. , cielo terso, vento NNE leggero. 


Mi sveglio ai primi chiarori dell'alba, smonto la tenda e preparo i bagagli. Quando vado a prendere la bicicletta però due amare sorprese. All'unica pianta dove ho appoggiato le bici, un corvo ha abbondantemente cagato imbrattando quasi tutto. Niente acqua, però sacrifico mezza borraccia per togliere il più grosso. La seconda, che in parte mi aspettavo, la ruota posteriore è a terra.

Decido di cambiare il copertone, forse è proprio quello difettoso,  metto anche l'ultima camera d'aria nuova che rimane. 

Saluto il mio ospite e con una tazza di chai in corpo parto, ma sono già le 7,45.

La strada è sempre uguale, I chilometri passano lenti e il sole comincia ad arrostire, arrivo finalmente all'unico paese in mappa Gazil. Vi è l'insegna di un Hotel a 2km. Forse è quello indicato dal poliziotto,  54 km da allora.

Poco più avanti, sulla strada vi è un gommista che mi fa segno di andare la lui. Una simpatica persona, ci intendiamo a gesti e segni di approvazione, con lui anche il figlio. I nomi non riesco a ricordarli, però foto ricordo.




Da qui in poi la mitica autostrada finisce e inizia un tratto di soli 30 km, ma infernali. Buche profonde, ghiaia nella quale piantarsi, traffico in entrambe i sensi con polvere a dismisura. Per non farsi mancare nulla, il portapacchi cede e la ruota tocca il parafango.  Devo fare tutto a bordo strada, nessuna ombra, sono ormai le 11,  ma un camionista con suo figlio si fermano ad aiutarmi.

Togliamo il parafango e riusciamo a guadagnare 5 mm tanto da non far strusciare la ruota. Non durerà, ad ogni buca un colpetto, e dopo 100 o 1000 il portapacchi ha ceduto ancora e sono daccapo. 

Scarica ancora tutto e cerco di studiare una modifica di assetto, non è semplice, la testa mi cuoce dal calore e lavora male. Mi bagno con un po' d'acqua della borraccia e provvedo a modificare con delle fascette il portapacchi,  sembra riuscire. Riparto con poca convinzione e dopo qualche chilometro, sono ormai 30 di strada di merda, vedo una piccola costruzione, mi fermo almeno per stare all'ombra del muro. Esce un tizio che mi da il benvenuto e fa cenno di entrare, dentro 2 camionisti e un giovane kazaco in tenuta tipica. Vuoi mangiare mi dice, rispondo che non ho più Sum e posso solo in dollari, ok va bene comunque.  Non ho fame, l'ambiente in cemento è di uno squallore incredibile, solo due tavoli sopraelevati in cui si mangia con le gambe incrociate,  per me scomodissimo. Non potendo ordinare mi fa vedere la cucina separata da un compensato con un buco per far passare i piatti.

Questa è messa peggio, un tavolo centrale con pezzi di carne senza alcuna protezione. Chiedo di avere una soup e del pane, almeno è cotto.

Una bottiglia di acqua minerale gassata,  non ne vedevo dall'Italia. 

Mi viene servito il brodo in una scodella incrostata, un brodo grasso,  penso di pecora,  con due pezzetti di carne, grasselli che galleggiano, un pezzo di carota e uno di patata.

Prendo il pane e lo spezzo a fatica, non perché sia duro, ma le mani mi si bloccano continuamente per i crampi. Mancanza di sali, devo assolutamente integrare, con porta calma spezzo il pane e lo intingo nel brodo. Il gusto è piacevole, molto più dell'aspetto.  Così un pezzettino alla volta faccio fuori l'intera pagnotta.

Mi sento meglio, sono le due del pomeriggio e mancano ancora 70 km a Bukhara,  parto.



Dopo pochi km la strada torna ad essere perfetta su di una sola corsia, evidentemente i lavori non sono ancora ultimati, ma è già un paradiso rispetto a prima. Il vento si placa un po',  forse posso farcela.

A 50 km da Bukhara, ritorna la vita, con i primi stagni, le case, i campi con trattori al lavoro, etc, sembra incredibile come possa cambiare così repentinamente. 




Plov tipico piatto, riso, peperoni,  pomodori,  ceci, uvetta. Delizioso!


Così è, arrivo a Bukhara alle 7 di sera, stanchissimo,  il sedere non ne può più di stare in sella e negli ultimi 20 km mi fermo diverse volte.

Domani visiterò la città,  per ora solo doccia, cena e a dormire. Infatti posto solo ora, la mattina seguente. 


Ciao alla prossima. 




56esima tappa

 Uch-Uchak - luogo intermedio 130Km. Cielo limpido, Temp. 17°, vento teso Nord-Nord-Est.


Oggi sono riuscito a partire presto alle 7,15, Voglio sfruttare il fresco del mattino e il poco vento. Ma mi devo abituare a non fare i conti senza l'oste. Dopo solo 5 km foratura. Solita routine, riprendo a pedalare dopo 1 h giusta. Sto pensando di sostituire il copertone questa sera se si buca ancora. La tappa è lunga e il caldo sale subito sui 30° C. 

Il deserto è appunto tale, chilometri nel nulla, la strada dritta e la visibilità arriva a 10km.

Si può vedere un punto,  una casa, poi  per arrivarci ci metti ½ ora. 

Solo qualche arbusto. Vi è comunque una vita. Ho visto scappare una mini lepre al tramonto, alcuni scarabei. Poi, alla sera libellule a caccia di minuscole cicaline. Rari asini tristi, abbandonati nel nulla, con le zampe anteriori legate per non farli allontanare troppo, qualche rara pecora. Al pomeriggio mosche fastidiose che si posano sulla faccia e sotto gli occhiali. Forse bevono il sudore.

In questo deserto ci sono solo due tipi arbusti. Tamerici piccole che con la loro sparuta chioma non riescono a fare ombra, e una piantina dalle foglie simili al rosmarino, ma morbide con fiori bianchi. Questa ho visto raccoglierla da automobilisti. Forse avrà proprietà officinali o aromatiche. 







Il deserto sconvolge per la vastità e assenza di punti di riferimento.  Per chilometri tutto rimane uguale, poi qualche differenza,  la ghiaia al posto della sabbia, gli arbusti più fitti, o leggermente più alti, le dune pronunciate o il piatto infinito.  Ora, con grande mio piacere viaggio su di un'autostrada costruita dai cinesi. Ottimo lavoro,  grazia Cina! Le corsie sono in cemento perfettamente livellato e vi è pure una banda di 80cm oltre la riga bianca.  Questa strada mi da sicurezza, il traffico è molto limitato,  ma qualcuno passa e ti dà l'immancabile colpetto di clacson (per il ciclista è molto fastidioso sentirne migliaia in un giorno,  per giunta sono acutissimi e se non rispondi con un gesto ne segue subito un altro, casomai non l'avessi sentito,  una tortura)

Il mio pensiero va ai carovanieri che avevano forse una pista, spesso cancellata dal vento che per percorrere da Khiva a Samarcanda impiegavano un mese.

Mentre pedalo penso ai versi di Guccini "...capii che ero un niente, un punto in un continente…"

Il vento non molla un attimo,  e sempre contrario, testa bassa e pedalare. Nell'ora in cui il sole è più alto 12-14 se posso mi fermo anche alla eterea ombra di un tamerice. Verso sera il sole si abbassa e per di più è alle spalle, il vento è meno forte e posso aumentare la velocità. Devo mettere chilometri in bisaccia se domani sera voglio arrivare a Bukhara. 

All'unico incrocio che esite, 2 case e il solito bibitaro. Vi è anche un poliziotto che vuole fare conversazione,  è un ragazzo giovane e mastica qualche parola in inglese. È curioso,  mi chiede tutto sul viaggio, sulla bici, etc. Allora io chiedo a lui se proseguendo vi è una locanda o un qualsiasi posto per dormire.  Si, mi dice, 5 o 4 km più avanti c'è un hotel dove dormire e lavarsi. Non ci posso credere! E farei bene a non farlo. Prima di partire va dal bibitaro e esce con una lattina di Enegy che vuole assolutamente che prenda. Grazie,  saluto e riparto con un po' di speranza.  La strada è drittissima e si vede ben oltre i 4-5 km, nulla che faccia pensare ad un hotel, né un albero, ne una antenna telefonica, …ma sarà !

Penso per me mi ha coglionato, ma il suo sorriso era sincero e mi ha pure Indicato sul lato destro. I km passano 4, 5, 10, 20 , nulla di nulla. La prendo comunque bene, ho tenda, acqua,  pane e una scatola di tonno, ovunque posso fermarmi.

Un auto si ferma davanti a me per chiedermi se ho bisogno di acqua, alla mia risposta negativa, vuole che però prenda una rotella di pane, accetto.

Procedo ancora un po',  poi vedo due camion fermi vicino ad una baracca di legno, nessuna insegna, neanche bottiglie in bella mostra per segnalare che si vende acqua.  Entro per vedere, un uomo che poi mi dirà di avere 45 anni mi accoglie con un sorriso.  Gli chiedo se ha un posto per dormire,  si mi dice, ma prima devi mangiare.  Non ho fame, ma è giusto nutrirsi. Davanti alla porta una brocca di ferro con acqua al sole,  ci si può lavare le mani,  attenti a non scottarsi. All'interno solo un cesto con uova sode e dei wurstel o simili. Vada per le uova e per un chai. Poi chiedo di mostrarmi dove dovrei dormire. Dietro la casa un soppalco con una stuoia e una coperta,  ovviamente sotto le stelle. Grazie dico, e aggiungo io ho la tenda preferisco montare quella, ok dove vuoi. Poi aggiunge vuoi WIFI? Impensabile. Certo grazie, e attiva l'hotspot sul suo telefono. Chiamo casa, sono le 8 locali e a casa le 5. Anche lui vuole salutare mia moglie. Appena mi allontano per montare la tenda il collegamento cade, posto solo oggi a Bukhara. 





Ciao alla prossima. 


mercoledì 26 aprile 2023

55esima tappa

 Pitnak-Uchak 114 km. Temp 20°, cielo sereno,  vento teso da Nord-Est.


Oggi voglio partire presto,  mi sveglio appena fa chiaro, al canto del gallo 5,45. Smonto la tenda, preparo I bagagli,  carico la bici e… un raggio rotto! No, non ci voleva proprio,  scarico tutto smonto la ruota e riparo il guasto, tra una cosa e l'altra sono pronto a partire solo alle 7,45. Volevo partire presto perché ho notato che al mattino non c'è vento, poi con il sole si forma questo vento contrario,  così è.  Alle 9,00 sono già a spingere controvento.

Il primo pezzo è costituito da quella bretella di congiunzione già citata. La strada sembra bombardata, buche profonde, alcune inevitabili, sabbia sul ciglio da piantarsi.  Per fortuna arrivati al ponte sul fiume Darya, ponte ferroviario,  ma che si può percorrere anche in auto o bicicletta l'asfalto diventa buono fino alla superstrada.  Ad entrambe i lati del ponte vi sono posti di blocco militari che autorizzano il passaggio a senso alterno, ovviamente quando non ci sono treni in arrivo. Il fiume è piuttosto grande e il ponte di conseguenza è circa 1 km.

Oggi il sole è particolarmente forte, non ci sono velature e nonostante la crema 60+ l'unica parte che ho scoperto sono le ginocchia ora color peperone. Domani metto i calzoni lunghi.

In un piccolissimo market compro acqua, bibite e biscotti al cioccolato,  non vi è altro da mangiare.



Poi più nulla per chilometri e chilometri.  Deserto è deserto. Sabbia, qualche cespuglio di rovi e tamerici. La strada cinese è però ottima,  lastre di cemento che sembra un biliardo e corsia d'emergenza. 

Il vero problema è il sole e il vento. 


Dopo circa 30 km di superstrada una piccola ombra di una casa matta mi fermo dove vi è già un pullman. Sono turisti francesi, mi offrono subito te e biscotti.  Mi fermo a chiacchierare con loro, che stupiti del mio viaggio vogliono fotografarmi e mi fanno un sacco di domande ed incoraggiamenti.



Quando sono le 12,20 il sole è allo zenit, l'unica ombra è la mia. Continuo a bere dal camelbag che è comodissimo,  oggi riempito di cocacola. Ovviamente è calda come tè,  ma toglie la secchezza della bocca e dà zuccheri pronti.

Il vento è forte e non mancano salite, anche se dolci che scavalcano le dune, attorno il nulla, traffico scarsissimo,  ma tutti suonano il clacson per salutare e al centesimo le orecchie fischiano.

Decido di fermarmi, ho visto a circa 30mt dalla strada un muretto diroccato che fa una strisciolina d'ombra. Mangio i biscotti ormai sciolti e il cioccolato si impasta con il grasso sudicio della mani sporche per la riparazione del mattino.  Lavarsi è impensabile,  l'acqua che ho con me è la mia sopravvivenza e non la spreco.

Decido di stare fermo un paio d'ore quando il sole è troppo forte per me. Riprenderò alle 14,30 e prolunghero' la pedalata nelle ore serali sperando che anche il vento si attenui.

Mi addormento a ridosso del muretto, ma dopo poco vengo svegliato da un "How are you?" "You need something?" Oh no Thank you,  I'm sleeping, no problem. 

La faccia sorridente di un inglese, stava camminando con la sua compagna e ha visto la bicicletta. Lui si chiama Carl e lei Angela, sono molto più pazzi di me. Ognuno di loro spinge un carretto a 2 ruote con i bagagli, ma di fatto camminano, stanno facendo il giro del mondo, e hanno quasi finito devono solo " rientrare in Europa " non ho parole.



Loro camminano anche con quel sole, li saluto, ma io mi fermo ancora un ora prima di ripartire. 

Quando riparto sono le 14,30 e già il vento è un poco attenuato, il sole scotta ancora, ma una leggera velature sta arrivando. 

Pedalo così per due ore circa, poi in un piccolo centro abitato (il primo) vedo dei camion fermi vicino ad una baracca. Provo ad entrare e scopro una piccola locanda, si può mangiare qualcosa.  Abbiamo solo pesce mi dice il cuoco, ok vada per il pesce e una bibita fresca.

Un piatto di pesce gatto, fritto, arriva sul tavolo, non ci sono posate,  si mangia con le mani.  Per fortuna vi è un lavandino per lavarle. Il pesce è poco invitante e molto grasso, ma non faccio il difficile, una piadina e una cipolla cruda affettata è il contorno. Il prezzo è  irrisorio  5 euro.

Riparto deciso a mettere in cascina ancora una trentina di km, ora il sole è  attenuato e il vento parecchio più debole.

Dopo, però solo 5 km un altro locale in una piazzola di rifornimento mi attira per la scritta WIFI in grande.  Penso, berrò qualcosa, e potrò comunicare a casa che tutto è ok. Così è,  ma senza alcuna speranza chiedo se si può avere una camera, la risposta è affermativa. Ottimo, per 15 dollari camera con bagno (non molto pulita) e prima colazione. Ma WI-FI per me va benissimo,  anche se dormire in tenda nel deserto sarebbe più suggestivo. Ho comunque ancora 3 tappe prima di arrivare a Bukhara, sarà forse domani. 

Non avete idea di come sia bello togliersi la polvere e il sale incrostato sulla pelle con una doccia, seppur fredda, non gelata. 

Ora con calma ho scritto con una bella birra fresca 80 cent.


Ciao alla prossima. 


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