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sabato 22 luglio 2023

142esima tappa

Seoul-Seoul 55 km. Temp 30°C. Cielo sereno, vento assente. 

Oggi giornata senza traumi, ne avevo bisogno per la mia integrità psicofisica, salvo un ribaltamento con la bicicletta per un interdetto che mi è venuto dentro con la sua, per fortuna senza conseguenze. 

Dopo aver sostituito il raggio rotto decido che la prima cosa che farò è andare nel miglior negozio di biciclette di Seoul e prendere una ruota nuova.

Individuo il Watts Sport, negozio 5 stelle con ottime recensioni. 

23 km per arrivare, ma in direzione del centro.  Ancora piste ciclabili perfette lungo i canali che sono stati trasformati in giardini con rose e fiori curati,  ogni km macchine per esercizi fisici utilizzate da cittadini di ogni età, campi da tennis, pallavolo e canestro, e altri giochi. 

Panchine per sedersi e tavoli per picnic. Vi è anche una sezione con gli orti individuali, piccole parcelle 3x3 dove chi fa richiesta ottiene un numero per il proprio orticello, nessuna delimitazione, solo un numero su di un paletto. 


Questi chilometri sono volati e sono volato pure io quando un interdetto mi è venuto dentro con la sua bicicletta senza guardare a 90 gradi.
Capovolta in avanti e atterraggio nel fango. Per fortuna senza conseguenze fisiche e meccaniche. 

Unico problema pantaloni e maglietta sporchi di fango, li avevo appena lavati ieri sera, ora nuovo bucato. 

Quando arrivo da Watts Sport entro nel bike service super accessoriato. Tra di me penso di essere nel posto giusto per una ruota nuova, costi quello che costi. 

La mia speranza è subito svanita quando il meccanico mi ha detto che da 26 pollici non tengono più niente da anni, solo 28, 28,5 29 con freni a disco etc.

Nella steppa erano troppo indietro per avere ricambi, qui troppo avanti; il viaggio attraverso l'Asia è un viaggio in diverse ere geologiche.

Pazienza,  troverò da un'altra parte, ma ora voglio andare a visitare il Palazzo Reale.

In realtà i palazzi sono 4 tutti abbastanza vicini, prendo il biglietto che mi consente le 4 visite più la visita al giardino segreto. Due li visiterò oggi e due domani. 

Il primo si chiama Changdeokgung Palace è stato costruito nel 1400 come secondo palazzo della dinastia Joseon, ma venne ricostruito dopo il 1600 a causa della distruzione seguita all'invasione giapponese del 1500.

È stato attivo per 270 anni nei quali hanno dimorato 24 re della dinastia Joseon con le loro mogli, amanti e concubine. Era anche la sede diplomatica dove si ricevevano politici e generali di altre nazioni. 

La cosa che più è diversa dai palazzi reali europei è il fatto che non è un'unica grande costruzione,  ma tanti padiglioni in legno con tetto a pagoda immersi in una vastissima area verde. 

Fate conto uno spazio tipo Central Park a New York, ma molto più bello su colline e stagni con boschi di piante secolari, in centro città contornato da grattacieli e palazzi moderni. 






Qui vi è anche il giardino segreto che occupa il 60% dell'intera area. La visita è guidata ad orari prestabiliti dal biglietto. 

Sarà che amo molto i giardini e i boschi, ma per me solo il giardino vale un viaggio a Seoul. 

Le diverse essenze sono accostate con una grande raffinatezza, tutto sembra spontaneo, ma è estremamente calcolato per far risaltare il bello in ogni sua forma. 

Ovunque poni lo sguardo cogli armonia, perfezione delle forme e dei colori. 

Piccoli e grandi padiglioni sono inseriti con maestria nelle radure, il legno rosso delle colonne e delle travature è accostato agli enormi tetti a pagoda che richiamano le ali delle aquile in volo coperti da tegole grigie di due misure differenti: il canale è largo e appena concavo, e il coppo è piccolo e convesso come un tubo. 

Gli spazi abitativi sono rettangoli o quadrati vuoti, in legno con pareti mobili, porte e finestre scorrevoli tipo giapponese. Non ci sono arredi e mobili di nessun tipo. 






La semplicità assoluta come valore estetico. I percorsi in pietra e in legno di raccordo tra gli edifici e gli spazi sono studiati nei particolari, le forme, le dimensioni delle pietre utilizzate sono funzionali all'uso, e al gusto del bello come attributo irrinunciabile. 

Sono poi passato al secondo palazzo Jonmyo. Questo palazzo rappresenta e venne utilizzato durante il lutto imposto per tre anni quando un re o una regina morivano. 

È molto più piccolo, anch'esso immerso in uno splendido giardino,  la singolarità è  che i percorsi in pietra tra una costruzione e l'altra sono fatti su due livelli, uno centrale un po' più alto dove camminano gli spiriti e due laterali dove camminano i vivi. Anche adesso un cartello prega di non camminare su quello centrale.





Dopo questa abbuffata reale, anche il mio stomaco vuole la sua parte, quando esco prendo degli street food gustosi per pochi wan e poi vedendo la scritta di Caffè Cosucci entro per un peccato di gola, una granita con gelato come la fanno a Messina,  buonissima e graditissima visto il caldo 32°. 

Comincia a piovere qualche goccia e sono già le 16,00 mi avvio verso la mia dimora popolare al motel. Da qui ci sono 20 chilometri,  nel tragitto passo davanti a centinaia di ferramenta, mannaggia la brugola di ieri che mi ha fatto sudare 7 camicie. 

Poi passo davanti anche ad un artigiano ciclista, che sia la volta buona per la ruota? Dopo circa un'ora di tentativi per farmi capire cosa voglio e che prezzo mi fa per il lavoro desisto. Saluto e riprendo a pedalare.  

Ci ha messo tempo e volontà anche lui, ma è stato inutile,  con il traduttore I termini tecnici come: raggi, mozzo, spessore raggi, pollici del copertone etc vengono stravolti e le frasi tradotte non hanno senso. 

Inoltre vedo che pur avendo il cerchio giusto non è montato, e per montarlo ci vuole un giorno, domani è domenica, quindi 2, dovrei lasciargli la mia ruota, ma come torno in hotel ci sono ancora 8 km? Insomma butto la spugna e mi avvio appena in tempo perché arrivato il hotel scoppia un grande acquazzone tropicale, meno male che sono al coperto. 

Ciao, alla prossima. 

venerdì 21 luglio 2023

 141esima tappa

Seoul-Seoul 35km,  temp.32°C. Cielo sereno, vento assente. 

Tappa tutta a Seoul,  di ambientamento; dalle steppe alla megalopoli da 24 milioni di abitanti il salto è tremendo. 

Nel mio loculo dell'hotel dove ho dormito,  perché non si può chiamare stanza, ho dovuto montare la bicicletta e siccome mi serviva una chiave a brugola da 6mm lunga per bloccare il manubrio (la mia non l'ho più trovata) non vi dico i salti mortali per trovare un ferramenta.  

Sono stato in metropolitana,  ma non sono riuscito a capire che linea prendere per arrivare  a "mapo" dove avrei trovato il ferramenta,  poi ho scoperto che mapo è il nome di un quartiere e non di uno store. 

Insomma una vera giungla, le persone sono tutte di fretta e se chiedi le metti a disagio perché per cortesia vorrebbero aiutarti, pochi sanno l'inglese, e i giovani o stanno chattando o hanno gli auricolari per ascoltare musica. 

Dopo 3 ore trovo la brugola, 2 taxi per andare e tornare da mapo, un biglietto della metropolitana fatto e non utilizzato.
Comunque torno al mio loculo per montare la bici, e una volta montata non riesco più ad aprire la porta della camera perché manca spazio.  Ci riuscirò mettendo la bici sul letto. 

A mezzogiorno ho finito, carico in strada e parto per andare al ristorante dove mi devo incontrare con Nimka, la prima cugina di Khulan che vive a Seoul.

Per fortuna Seoul si gira bene in bicicletta,  ottime piste ciclabili e ampi marciapiedi ben raccordati dove mancano.



Purtroppo Google Maps non funziona,  pare che la Corea del Sud non abbia accettato di far mappare il territorio su un server straniero (lo scoprirò dopo) per cui uso il gps guardando il punto blu che si muove sulla mappa.

Quando arrivo dove dovrebbe esserci il Mongolian Nomad (ristorante per l'appuntamento), solo negozietti. Poi con l'aiuto di una gentile signora lo trovo a 200mt tra un vicoletto e l'altro.

Al Mongolian Nomad arrivo con un'ora di anticipo e pregusto già una birra fresca intanto che aspetto, fuori ci sono 32°C. con aria afosa da pianura Padana, ma nel locale mi danno solo una tazza di acqua calda salata. 

Di primo istinto vorrei versarla in testa al cameriere, poi poveretto lui che ha cercato di essere gentile non ha nessuna colpa, esco e prendo in un market una coca fredda e con quella mi siedo a tavola.

Nimka arriva con il suo compagno e mangiamo insieme,  io riso giallo con gamberetti. 


La conversazione è difficile, lei parla solo mongolo e coreano. Usiamo Google traduttore, e in parte ci aiuta Khulan per telefono. 

Chiedo se possono aiutarmi a trovare un campeggio per la notte, per me è più facile e meno claustrofobico che hotel economici a Seoul.
Ne viene trovato uno a 20 km, me lo segnano in mappa. Fanno pure una telefonata per sapere se c'è posto e la risposta è affermativa. 

Così dopo un caffè,  parto alla volta del campeggio, con "maps me" riesco anche ad usare il navigatore. 

Le piste ciclabili per arrivare sono bellissime,  per lo più passano vicino ad un torrente tipo naviglio di Milano. 

In un'ora copro I primi 18 km senza problemi tranne un raggio rotto che però non cambio (lo farò domani) gli ultimi 2 sono in salita rapidissima,  anche con il 22×28 non riesco a salire, li faccio a piedi spingendo la bici.

Una volta arrivato scopro che non c'è il campeggio,  ma solo un parco naturale,  in compenso frotte di zanzare da far fatica a respirare perché quando apri la bocca ne mangi 3 o 4. 

Forse mi hanno indicato un posto sbagliato.  Chiedo alle poche persone che incontro se sanno di un camping, ma nessuno sa di un campeggio. 

Mentre ormai decido di scendere vedo dietro una sbarra un posto che potrebbe essere un campeggio. 

Entro e chiedo alle poche persone presenti se è un campeggio,  ma essi negano e dicono che è un'area privata di una compagnia.  Insisto e prego di poter mettere la tenda per una notte, ci sono diverse piazzuole vuote.
No, continuano a ripetere e mi chiedono di andarmene (bella ospitalità coreana!).
Esco con la coda tra le gambe,  ma poco più avanti un grande spazio verde con un barbecue immenso,  entro e chiedo anche a loro la possibilità di piazzare il tendino.
No, sono un barbecue mica un campeggio.  Insisto ancora, ma sono irremovibili e mi dicono che più avanti c'è un bar Baker che può aiutarmi.

Al bar Baker mi mandano ad un hotel che si chiama "Paraspara".

Arrivo da Paraspara, bellissimo hotel e chiedo la disponibilità temendo la botta. 
Si c'è posto, la camera meno costosa sono 550000 Wan che in euro sono 350 a notte. Grazie, per me è troppo. Hanno "sparato". E io ho parato. 

Sono le 19,30 e qui comincia a fare buio. Sono già pronto a dormire sotto i ponti del "naviglio".

Ma, non ci crederete, dopo un chilometro scarso vedo la scritta Motel illuminata al neon. La mia salvezza anche questa sera è arrivata.  38€ e una camera dignitosa e ampia. 

Doccia e via al primo posto dove mangiare.  

Una trattoria che fa per me a 50 mt. Nel menù spicca: carne cruda di gabbiano, tagliatelle fredde con cubetti di ghiaccio,  altre amenità del genere. 

L'unico da me abbordabile è calamari fritti. Ordino quelli, la signora mi dice che non ci sono incrociando le braccia,  allora con il traduttore mi dice che ci sono in padella. 

Ottimo, porta qualcosa poi vediamo.  Ottimo piatto con contorno della casa, riso bollito al posto del pane,  acqua fresca gelata e, udite udite, vi è pure la birra.  


L'unica cosa rimasta nel piatto sono circa 20 spicchi d'aglio, per il resto, anche i pesciolini e le coste al peperoncino finiscono nel mio stomaco. 

Domani faccio il turista,  ho già prenotato anche per la sera prossima l'hotel. 

Ciao alla prossima

giovedì 20 luglio 2023

 140esima tappa

Ulaanbaatar-Seoul 0 km. Temp 15°C. Cielo parzialmente nuvoloso, vento assente. 

Oggi scrivo solo per non lasciare vuoto il giorno,  ma di fatto niente bicicletta,  solo aereo e metropolitana.

Questa mattina, come preannunciato ho preso l'aereo dall'aeroporto Gengis Khan di Ulaanbaatar a Seoul Incheon.

Sveglia alle 5, poi veloce colazione e con 1 ora di auto sono all'aeroporto,  con me i fedelissimi amici della Mongolia. 

La bicicletta è stata impacchettata e ho con me le borse laterali e il borsone.  Il peso di tutto è oltre 50 kg, dovrò pagare una penale perché il mio biglietto ne prevede 23.

In aeroporto molta gente che parte e difficoltà a consegnare il bagaglio,  prima va wrappato, ma anche questo non basta, bisogna avere solo 2 colli, così  riwrappo un collo la bicicletta 25 kg con tutti i ferri e i ricambi e uno le tre borse insieme. 

Al momento di pagare il tizio al check-in chiede contanti,  non ne abbiamo abbastanza,  bisogna scendere al piano inferiore dove c'è il bancomat e ritirare la somma che finirà nella tasca interna della giacca, chi si può arrangiare lo fa anche in Mongolia. 

Alle 8,40 il volo parte e in 2 ore e 30 minuti arriverà a Seul, ma essendoci ancora un'ora di fuso diventeranno le 13,15.

Tutto ok.  Il ritiro bagaglio dopo il passaggio in controllo passaporti che è stato lungo per la tanta gente in arrivo.

Prima di uscire faccio pure la sim coreana con qualche difficoltà.  Poi metropolitana da Incheon fino a Seoul,  1 ora e 30 minuti. 

Per me l'impatto è  stato un po' stressante,  scritte in ideogrammi,  ascensori che portano a piani diversi da quelli scritti,  gente di fretta e soprattutto due pesantissimi bagagli da portare.

Dalla stazione di Seoul, l'albergo prenotato dista solo 850 mt.
Ma con quei 2 grossi pesi non riesco a muovermi,  sono costretto a cercare un taxi, nessuno mi vuole caricare, finalmente un grosso taxi riesco a convincerlo di portarmi in albergo. 

L'albergo è piccolissimo, nessuna reception,  solo un citofono nel quale riesco a dire il mio nome e il numero della prenotazione. 
Così cade una chiave magnetica:206 è la mia stanza. Vi dico solo che se alzo una mano tocco il soffitto, niente finestre, letto francese e stanza che finisce con il letto, il bagno è intasato e la doccia è  fredda.

Costa poco, non ci si può lamentare con nessuno. Ormai preferivo le ger con il cesso a 30 mt senz'acqua,  almeno circolava aria.

Oggi riposo, non ho dormito quasi nulla. Domani lo dedico a Seoul ed ad incontrare la cugina di Kulan che vive qua.

Ciao, alla prossima.

mercoledì 19 luglio 2023

 138esima e 139esima tappa

 Altanbulag-70 km in direzione di Ulaanbaatar e Ulaanbaatar.  temp 18° C. Cielo parzialmente nuvoloso,  vento assente. 

Scrivo con un giorno di ritardo la cronaca del giorno 18 e 19 luglio. 

Scrivo con tanta amarezza nel cuore, il mio viaggio è compromesso seriamente,  ora vi spiego. 

Uscito dall'hotel percorro i 2 km che mi separano dalla dogana, al primo cancello vengo fermato e mi viene detto che non posso entrare con la bicicletta,  ma solo in auto.  (novità)
Per fortuna un cittadino mongolo si offre spontaneamente di caricarmi la bicicletta e i bagagli sulla sua auto (si pentirà amaramente di questo atto di generosità). 

Dopo i soliti controlli posso attraversare, mi viene posto il timbro di uscita e passo alla parte russa.
Qui al controllo passaporti la solita lungaggine, l'addetto conta più volte le pagine del passaporto, ormai sono abituato e tranquillo, quindi esce dallo sportello con il passaporto e si allontana in altro ufficio (tutto come sempre con viaggiatori occidentali) poco dopo vengo invitato ad entrare in un ufficio dove sono lasciato solo per 2 ore, arriva finalmente una gentile addetta che parla un po' d'inglese.  

Mi viene chiesto di specificare dove intendo andare e io rispondo Vladivostok. Mi viene contestato che il mio visto e business e che dovrei andare a Mosca in quanto la compagnia che ha rilasciato la lettera d'invito è di Mosca.
Io cerco di spiegare che sì ho un visto business,  ma realmente sono un cicloturista, del resto l'abbigliamento è evidente, e il motivo della incongruenza è stato dettato dal consolato russo di Milano: per rilasciare un visto superiore ai 30gg bisogna richiedere il business. 

Insomma passano le ore e la situazione non si sblocca, anzi peggiora perché nel frattempo sono arrivati in moto Franco e Maurizio e anche a loro viene contestata la stessa cosa.

Poi foto segnaletiche, impronte delle 10 dita, del palmo della mano, manco fossimo terroristi armati.
A nulla vale il fatto che abbiamo già usato lo stesso visto in Russia in altre frontiere e non abbiamo avuto problemi e Rosario è passato per la stessa frontiera 10 gg prima senza problemi con lo stesso tipo di visto.
Insomma abbiamo trovato il funzionario zelante che farà carriera, leggermente sadico e disonesto. Disonesto perché ci viene assicurato che tornando ad Ulaanbaatar all'ambasciata russa ci avrebbero fatto un visto turistico in pochi giorni. 

Io faccio presente che mi ci sono voluti 3 gg da Ulaanbaatar e 340 km in bici. Allora mi viene suggerito di prendere un autobus o un taxi.

Anche per uscire un'altra mezz'ora per spiegare ai mongoli che non sto entrando in Mongolia ma che non sono mai uscito.

Quando esco dall'ufficio il mongolo che mi aveva caricato la bici è ancora lì ad aspettarmi, leggermente inc..  sono infatti trascorse 4 ore.

La stessa sorte per Franco e Maurizio in moto.

Ci fermiamo a meditare sul da farsi davanti ad un piatto di crocchette di pollo e patatine, per altro ottime, le prime che mangio in Asia.

Io mi faccio venire a prendere da Saruul e loro tornano a Ulaanbaatar in moto.

Ma già a sera scopriamo che per gli stranieri il visto viene rilasciato con il permesso di soggiorno,  cosa impossibile da ottenere in tempi brevi.

Io comincio a pedalare ripercorrendo a ritroso la strada del giorno prima, per ridurre la distanza che dovrà fare Saruul per venirmi a prendere,  farò così 70 km.
Lei impiegherà 5 ore di auto per raggiungermi e altre 5 per ritornare a Ulaanbaatar. 

Ad ogni pedalata capisco che il mio sogno di raggiungere il Giappone via terra sta andando in frantumi, non per colpa mia perché non posso rimproverarmi nulla, ma per la stupidità di un funzionario burocrate; e contro la stupidità non si può fare nulla, neanche imputargli colpe perché ad un minus habens cosa puoi dire?





In ogni caso pensiamo positivo e domani ambasciata russa ed italiana per tentare un'ultima carta.

Così,  sempre con Saruul che mi ha supportato in ogni istante, alle 9 in punto sono all'ambasciata russa dove ci viene confermato che il permesso di soggiorno è un prerequisito per chiedere il visto. 

Contattiamo così anche 2 agenzie che procurano permessi di soggiorno,  ma occorre troppo tempo ed in più per chiedere il visto bisogna possederlo da almeno 1 mese.

Ultima tappa all'ambasciata italiana,  finalmente parlo italiano e cerco di spiegare la situazione in cui mi trovo. Il visto, come è ovvio, è una prerogativa del paese in cui si vuole andare e il funzionario può solo provare a contattare l'omologo russo per chiedere un'eccezione in virtù della situazione. 

La risposta arriva nel pomeriggio con una telefonata,  le regole non possono essere modificate.

Già in nottata avevo analizzato alternative possibili, tra cui la possibilità di rientrare in Italia e farsi rilasciare il visto turistico e poi ritornare a riprendere il viaggio (Cosa che farà Maurizio con anche il passaporto di Franco).
Io decido invece di andare in aereo a Seul e qui modificare il viaggio.  Per me il visto di 1 mese non basterebbe comunque per fare i 4000 km che restano per arrivare a Vladivostok e il costo tra rientro e permanenza è troppo alto.

Domattina parto per Seul ho già il biglietto aereo e ho impacchettato la bici.

Poi là, valutando le circostanze  deciderò come procedere. 

Ciao,  alla prossima 

P.S. continuate a seguirmi ne sento il bisogno,  chissà che da una disavventura nasca un'altra opportunità migliore.

lunedì 17 luglio 2023

 137esima tappa

Darhan-Altanbulag Km 122, temp. 20°C, cielo sereno,  vento assente. 

Oggi sono partito un po' più tardi per poter fare la colazione in hotel dato che era compresa.

Mi sono così perso le prime ore del mattino nelle quali è bello pedalare nel fresco.

Da Darhan la strada diventa più stretta e con asfalto rovinato,  bisogna stare attenti alle buche che sono insidiose e profonde senza zigzagare troppo per non farsi agganciare dalle auto provenienti da dietro.

Il paesaggio è cambiato, ci sono più  alberi ed erba alta, anche qualche campo coltivato a colza che spicca per il bel giallo.



Sempre molte mandrie che corrono libere ora di vacche ora di cavalli e greggi di capre e pecore spesso sulla strada.





La tappa è piuttosto lunga e gli ultimi km li ho sofferti un po',  non vedevo l'ora di arrivare e snocciolavo i chilometri come avemarie nel rosario, gli ultimi 20 con vento forte e contrario. 

Durante il percorso ho superato più volte un ragazzo mongolo in bicicletta che già avevo incontrato due giorni fa nella prima tappa da Ulaanbaatar.  

Mi ha detto che era il suo primo giro in bici, la roba gliela portavano i genitori in auto, quando mi fermavo per una sosta o una fotografia lui mi superava e così ci siamo salutati più volte. Il suo nome è impronunciabile, ma con 25 anni e da solo è un buon inizio. 

Finalmente alle 17 sono arrivato all'ultimo paese prima del confine, da qui si vede già la prima città russa Kjachta con la sua bianca chiesa ortodossa. 

Io mi sono sistemato in un hotel fatiscente anche se nuovo, i gradini si muovono, le porte sono rotte, niente WiFi e la doccia è fredda gelata. Inoltre vi è un market annesso, ma è chiuso, e il ristorante non ha bevande solo acqua calda. 

Insomma una vera m…. . Se questo è il biglietto da visita dei mongoli da chi arriva dalla Russia attraverso la loro principale frontiera si capisce la reputazione che hanno da parte dei russi. 

Domani mattina passo il confine, spero di non avere problemi.  Dopo 23gg in Mongolia posso anche fare una piccola sintesi. 

Mongoli uomini liberi e fieri, molte auto sventolano la bandiera e ci tengono ad essere riconosciuti come tali.

Il cavallo occupa un posto speciale, è molto amato e ne allevano quantità notevoli oltre le necessità,  corrono liberi ovunque.  

La pecora è il principale animale allevato, per la lana da fare ger e non solo, per mangiare e si mangia tutto e sempre pecora. 

La ger è la loro abitazione preferita e anche chi vive in città non rinuncia ad averne una nel giardino o addirittura sul tetto dei condomini. La natura nomade è nel loro dna e almeno  2 volte l'anno si spostano per vivere in altri posti.

Il paesaggio è rilassante,  colline verdi ovunque,  pochi fiumi e corsi d'acqua,  le piante sono rare,  abbondano ai confini Nord con la Russia. A sud il deserto del Gobi che noi abbiamo solo sfiorato, ma è spaventosamente grande ed inospitale.





La mia paura per i cani pastore e per i lupi era del tutto infondata, cani mansueti e lupi non pervenuti. 

Inoltre le temute zanzare, mosche e tafani sono stati alla larga, solo un giorno vi è stato un assalto di zanzare.

Domani esco dalla Mongolia con un buon bagaglio di conoscenze e tanta positività in più. 

Ciao, alla prossima. 

domenica 16 luglio 2023

 136 tappa 

25 km prima di Buurunkharaa - Darhan 93 km. temp 19°C. Cielo sereno,  vento assente. 

Prosegue il mio cammino verso la Siberia, anche se oggi ho fatto meno strada, ma sempre sono in media sui 100 al giorno. 

La notte in tenda è stata buona, solo il rumore fastidioso delle auto sulla strada troppo vicina, la prossima volta mi allontano di più. 

Ieri sera mi è  venuta vicino una coppia di mongoli con i loro due figli che avevano una tenda nelle vicinanze. Volevano conoscermi, lei parlava un po' d'inglese e ci siamo capiti bene. 

Oggi il tempo è buono, in lontananza si vedono temporali. 

La strada è un continuo su e giù,  con onde lunghe e poco pronunciate. Questa parte della Mongolia è verdissima,  ci sono anche fiumi e piccoli laghetti. 



Verso le 12.30 mi fermo davanti ad un minimarket per acqua e qualche alimento.  Due signori che parlano solo mongolo mi fanno capire che apprezzano il mio viaggio e mi regalano una bottiglia di cocacola. 

Purtroppo il mio ginocchio peggiora e così prendo analgesico e antinfiammatorio,  speriamo che si risolva in pochi giorni,  anche per questo ho optato per una tappa breve con finale in albergo.

Domani dovrei arrivare nei pressi della frontiera e penso di dormire l'ultima notte in Mongolia, così  alla mattina successiva posso arrivare in dogana presto.

Ora sono sistemato in un discreto hotel con ristorante annesso. Una bella comodità. 

Ciao, alla prossima. 

sabato 15 luglio 2023

 135esima tappa

Ulaanbaatar- 25 km prima di Buurunkharaa 136 km, temp 17°C. Cielo sereno, vento assente. 

Oggi ho ripreso a pedalare dopo la lunga pausa turistica a Ulaanbaatar. 

Ormai sentivo il bisogno di muovermi e la voglia di continuare il viaggio. 

Livio è partito questa notte, io dopo un paio d'ore mi alzo e preparo quasi tutto. Alle 7,00 le prime pedalate nella città quasi deserta. 

Per uscire ho impiegato 1,30 h per coprire gli oltre 30 km di città,  poi finalmente la strada che porta a Nord verso la Siberia,  imboccata quella non si può più sbagliare, un continuo saliscendi,  traffico regolare paesaggio consueto di prati e colline verdi con tanti animali,  pecore e cavalli soprattutto. 








Alle 12 pausa pranzo su di un prato con un buon pocket lunch preparato da Saruul.  

Questa donna ha fatto di tutto in questi 5 gg per rendere comodo e piacevole il nostro soggiorno, colgo l'occasione per ringraziarla pubblicamente. 

Anche ieri sera un piatto tipico preparato come commiato.

Pedalo abbastanza bene, ma il ginocchio nel pomeriggio si fa sentire ancora. 

Lunga la strada non trovo nulla di accogliente alla distanza giusta per fermarmi e allora piazzo la tenda vicino a 2 ger di mongoli che sono in vacanza.  



Naturalmente chai e invito a cena che però voglio declinare, sono stanco di carne preferisco farmi una buona pastasciutta,  gli ingredienti li ho presi ieri al supermercato. 

Oggi poche foto,  troppe nei giorni scorsi. 

Ciao alla prossima. 

 PER CHI E' INTERESSATO A SEGUIRMI ANCHE NELL'ATTIVITA DI VIAGGIO IN MOTOCICLETTA E' APERTO UN NUOVO BLOG. SENEGAL EXPERIENCE  ...