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domenica 14 maggio 2023

73esima tappa

 Zalalabad-Shamaldy-Say 103 Km, temp 18°C., cielo sereno,  vento assente. 

Ciao alla prossima

Ieri sera,dopo aver consultato il proprietario dell'Hotel sulle possibili alternative per arrivare a Biskek, decido di seguire il suo consiglio, prenderò la strada principale che conduce alla capitale. Lui dice che salvo casi eccezionali è sempre aperta. Occorre spostarsi a nord ancora per un giorno e poi entrare tra le montagne.  Vi sono passi importanti anche qui, ma mi assicura che ha parlato con automobilisti provenienti da Biskek che hanno percorso questa di recente. 

Come esco dall'albergo per caricare la bici, un bel arcobaleno attraversa il cielo,  pace fatta con gli dei della montagna. 

Quindi percorro ancora la pedemontana fino a Shamaldy e poi imbocco la valle per karakol. 

La cosa che scoccia un po' è che avrei potuto arrivarci subito da Andijan in un solo giorno,  invece dei 5. Forse domani avrei potuto essere a Biskek, ma bisogna prenderla con filosofia zen, in fondo ho visitato  Osh che mi sarei perso, e anche le montagne di ieri che oltre ai paesaggi mi hanno insegnato a riflettere di più ed ad essere più consapevole dei rischi.





Oggi, sono partito un po' tardi di fatto alle 10 con rifornimento di acqua. Prima ho riparato due camere d'aria e una terza per metà,  avevo finito le toppe. Il percorso inizia subito fuori città con una rampa niente male, 4 km al 10% , ma poi scorre via in leggera discesa con qualche ondulazione. Non vi è molto da raccontare e fotografare. Una corsa con un bambino in bici che si appaia e mi sfida, vince ovviamente lui. 

Poi due altri bambini vendono albicocche,  ne riempio il taschino della camicia e do loro una banconota da 20 Sum (20 cent) loro sono felici e io pure.

Arrivo ugualmente a destinazione alle 16. Albergo minimalista senza colazione 15 euro, no master card, solo cash. 





Ciao alla prossima

sabato 13 maggio 2023

71-72esima tappa

 Zalalabad-verso passo karakol 70+(60 camion), Ritorno da passo fino a Zalalabad  130 km temp. 18°C. Cielo velato, vento assente. Cronaca di due giorni sofferti.


Così le tanto attese montagne mi hanno respinto, ora sono ancora a Zalalabad dalla vecchina tecnologica,  ma questi due giorni vale la pena di raccontare per le cose belle e tragiche che mi sono capitate.

Dopo giorni di avvicinamento e di preparazione psicologica e tecnica, finalmente si parte in direzione Kazerman.

Appena fuori città vedo un gommista che sta controllando gli pneumatici di un'auto, così mi fermo anch'io per gonfiare a dovere la posteriore. Il brav'uomo nell'agganciare il tubo fa cadere la bicicletta che sul cavalletto sta in precario equilibrio. Io tentando di prenderla al volo faccio un balzo, ma questa cade comunque e il fatto grave è che il cellulare che avevo ancora nel taschino della camicia, esce e cade su un bel sasso della ghiaia,  il vetro è stellato. Il cellulare funziona ancora, ma il touch male.

La giornata inizia male e finirà peggio. Incasso e riprendo a pedalare,  i primi 50 km sono buoni, asfalto fino al paese di Taran-Bazar dove si deve svoltare.





Un cartello indica però Kazarman dritto, nel dubbio esito e dei locali mi dicono che quella strada indicata non è finita, porta ad un tunnel che non è ultimato. Infatti sia la mappa sia maps indicano di svoltare a sinistra. 

Bisogna scendere in un canyon al fiume e risalire il versante opposto della valle.





La discesa è  3 km ripida per cui si scende almeno 300 mt. di quota e la risalita più ripida al 12-13% è quasi mezzogiorno e il sole picchia anche se il cielo è velato,  ma lentamente riguadagno la quota perduta e salgo oltre sul versante opposto.


Poi all'ultimo paesino Arkhangel mi fermo sotto una fresca ombra per mangiare qualcosa. Mentre sono fermo un'auto accosta e il guidatore mi chiede dove sto andando.  -A kaserman- rispondo. -la strada è chiusa faresti meglio a tornare indietro-  Non capisco, il tunnel è chiuso,  la strada è  chiusa, come ci arrivo a Kaserman? Calma, non è la prima volta che mi danno informazioni sbagliate.  Il progetto di attraversare le montagne per arrivare  a Biskek vacilla. Stavolta fermo io un'auto che passa e chiedo informazioni.  Anche questo incrocia le braccia facendomi capire che non si passa. Seconda stoccata. Provo comunque a continuare per un po',  ho già fatto 60 km dalla partenza è al paese di Taran-Bazar mi hanno detto che questa è la strada giusta. Un altro automobilista si ferma per sapere dove vado e aggiunge che si la strada è chiusa per le auto, ma in bicicletta passo. SIGH! la confusione aumenta,  proseguo ancora voglio almeno arrivare a vedere qualche paesaggio piacevole, la giornata è ormai andata, per di più avevo fatto provviste per 4-5gg che pesano vorrei campeggiare. 

Proseguo ancora la strada diventa uno sterrato brutto e con forte pendenza.  Comunque arrivo sulla schiena d'asino di una enorme morena verdissima.




Il paesaggio è incantevole,  decido quindi di avanzare ancora un po' e di cercare un posto buono per la tenda. Domani ritorno.

Poco più avanti il posto ideale, un terrazzo naturale piano e con erba. Penso di fermarmi qui. Prima però voglio fare qualche foto e filmato. 


In quel mentre stanno scendendo due fuoristrada 4x4, sono dei tedeschi e chiedo pure a loro,  mi dicono che hanno tentato, ma sono dovuti tornare perché troppa neve.  Ormai è  chiaro che non si passa,  sono sollevato, "ad impossibilia nemo tenetur". 

Purtroppo arriva un camion a sei ruote motrici e le posteriori gemellate con un rimorchio. L'autista mi chiama, io stavo filmando, non andare con il senno di poi. Mi chiede dove vai? Volevo andare a Kazarman, ma la strada è chiusa, mi fermo qui e domani ritorno indietro.  Ma questi, io vado a Kazarman se vuoi butta su la bici e vieni con me. Pochi secondi per pensare, la fretta si sa è cattiva consigliera.  E se deve essere avventura sia. Ok salgo. Tutt'al più torneremo indietro. Così feci.

La strada da brutta diventa bruttissima e poi orribile. Massi ovunque sulla carreggiata,  torrenti che scendono portando ogni cosa e scorrendo in parte sulla carreggiata. Ma il camionista è tranquillo, fuma una sigaretta e trova anche il modo di mostrarmi tutta la sua famiglia,  mentre io sono aggrappato al finestrino cercando di non battere la testa contro la cabina. Quando viene a sapere che ho 64 anni e solo due figlie, lui con orgoglio mi dice che di anni ne ha 50 e 8 figli.  Qui effettivamente ci sono tanti bambini. Sembra uno che la sa lunga, attraversiamo due greggi di pecore enormi a colpi di clacson.  Poi mi dice che questo camion ha fatto la Parigi Dakar e che non lo ferma nessuno.  Tra di me penso che sarà impossibile se c'è ancora molta neve. Dopo 50 km di strada tra l'orribile e il peggio, si arriva ai 10 tornanti finali per un balzo di 700 mt. Più volte passiamo per miracolo su strapiombi da paura. Ma "l'innarrestabile" avanza. Ormai mancano 4 tornanti più un lungo traversone che si vede coperto di neve per il passo Kaldama.

 Una frana ostruisce la strada per ¾ , impossibile proseguire.  Lui scende,  va a vedere e scuote la testa, ma dice con la bicicletta puoi passare.





Qui commetto il mio peccato d'orgoglio,  non mi sento di proseguire da solo in quelle condizioni,  ma tentenno un attimo, non mi va che pensi che ho paura.  Quel tanto che basta perché lui ha già  scaricato la bicicletta nel fango e le borse pure.  

Poi con estrema difficoltà fa inversione sulla strada a strapiombo con motrice e rimorchio. Suda forte, io da giù gli do indicazioni e con più di venti avanti e indietro riesce a girarsi piegando anche un po' il timone del rimorchio. 

Ora sono solo, a 2700 mt su un ghiaione che non è più una strada, ma un torrente di acqua di neve fusa, provo a salire, così spingendo la bici a mano guadagno altri due tornanti,  ora ne manca solo uno e il lungo traversone. Impossibile continuare,  la neve è alta oltre 2 mt e numerose lingue attraversano tutta la strada e continuano giù per il pendio per centinaia di metri. Ci vorrebbero picozza e ramponi e se anche fosse come trasportare la bici e i bagagli? Ho l'acqua alle caviglie e il fango ha impastato le ruote che non girano più. 

Mi siedo su un masso e rifletto con lucidità.  Su è impossibile andare, sarebbe un suicidio non assistito.  Tra poche ore sarà buio. E sul versante opposto forse peggio, perché questo è esposto a sud ovest, di là sarà  nord est con molta più neve.

Devo assolutamente scendere al più  presto.  La discesa è durissima,  l'equilibrio precario, e spesso metto piedi a terra e cammino a fianco della bici.

Un'ora per fare i tornanti in discesa e un'altra per percorrere quanta più valle possibile.  Scendo così di quota e arrivo alle prime piante isolate, circa 2000 mt. Il sole sta tramontando cerco un posto dove accamparmi, uno spiazzo erboso tra la strada e il fiume sembra buono, al riparo dalle cadute di massi e sufficiente alto per non essere invaso da piene del fiume. Unico difetto troppo esposto al vento, che al momento è assente. Mentre sto per fermarmi scoppia la ruota posteriore, troppi sassi e troppo aguzzi. È segno che mi devo fermare.  Cambio subito la camera d'aria così è  un lavoro fatto, monto la tenda accuratamente e metto massi sopra i picchetti. Preparo una pasta al volo filtrando l'acqua del torrente.  Per inciso,  il filtro che ho portato è eccezionale in un attimo ho acqua pulita. 3 hg di pasta al pomodoro, un dolcetto e mi infilo con una tazza di nescafe ' nella tenda. Sono le 20,30 fuori è già buio pesto.

Alle 21 si leva un vento furioso, la tenda si piega fino a terra avvolgendomi come una crisalide, poi come una molla si rialza, un vero giunco. Poi gocce grosse cominciano a martellare, bagliori accecanti e rombi di tuono da far vibrare la terra. Ho paura, prego tutti i santi, ma altro non posso fare. La buriana dura un'ora che mi sembra un secolo, ma tra i bagliori e il tuono si allungano i secondi, da 2 diventano 4 poi 8 poi 10. Si sta allontanando. La pioggia diventa intensa e fortissima, ma non fa paura. Il´mio timore pricipale era il vento che squarciasse la tenda. Ma ora con la pioggia è  diminuito. Sono le 22 e il peggio è passato, ma non riesco a prendere sonno nonostante la stanchezza.  Effetto dell'adrenalina,  mi giro nel sacco a pelo cercando una posizione, ma non è mai quella giusta.  Così arriva mezzanotte poi le 2 le 3 e così fino alle 4. Poi crollo per un'ora abbandonando i fantasmi peggiori della notte.

Alle 5,30 inizia ad albeggiare, non piove per una breve tregua.  Realizzo di alzarmi subito e fare i bagagli prima che riprenda. Alle 6 tutto è pronto per partire, la pioggia ha appena ripreso, ma tutto è nelle borse stagne. Anche la tenda bagnata. 

Ultima sorpresa,  anche la ruota anteriore è a terra. Senza pensare cambio al volo anche questa sotto la pioggia, poi parto, devo uscire da questa valle il prima possibile,  50 km di sterrato di merda, ormai fango e pietre sono durissimi da fare anche in discesa la ruota anteriore spesso si blocca dal fango e i freni non tengono quasi nulla. Man mano che scendo però la pioggia diminuisce e in fondo vedo il chiarore del sole.  Alle 9,30 sono al piccolo villaggio dei pastori che stanno uscendo con i loro greggi. I pastori sono tutti a cavallo e alcuni bambini 10-12 anni pure. Saltano in groppa con un balzo, senza neanche usare la staffa. Ovviamente a scuola non ci vanno, la loro scuola è parentale nel vero senso della parola.  Il loro destino segnato. O chissà!

Qui le nubi sono svanite, la strada migliora, e trovo la serenità perduta,  foto ai fiori e alle persone alla fonte. 




Nell'ultimo tratto di sterrato incontro degli olandesi con un 4x4 accampati su un prato. Mi offrono un caffè italiano,  come non accettare (buonissimo). Sono in giro per una vacanza in Kirghizistan e hanno noleggiato il fuoristrada.  



Ancora poco poi arriva l'asfalto.  Che bello! Che invenzione straordinaria! Vorrei baciarlo come Cristoforo Colombo sbarcato in America.

Ritorno così da dove ero partito. Si ad Zalalabad dalla vecchina 48 ore prima.  

Per Biskek dovrò trovare un"altra via, però domani. 



Ciao alla prossima.

giovedì 11 maggio 2023

70esima tappa

 Osh-Zalalabad 96 km, temp 18°C. Cielo sereno,  vento assente. 


La giornata di oggi potrei intitolarla "verdi colline kirghise".

La strada che congiunge le due città costeggia ancora la valle fergana, ma è già sulle prime colline interamente kirghise.

Il Kirghizistan è un Paese quasi totalmente montuoso, questa diversità porta i kirghisi a sentirsi molto diversi dagli uzbeki con orgoglio. I vestiti sono più colorati per le donne e gli uomini portano un cappello diverso dagli uzbeki,  è molto più alto e modonato. Il Kirghizistan è anche prevalentemente un'agricoltura di allevamento, è ancora il principale fornitore di carne della Russia. 

Si vedono quindi, greggi, bovini, equini in quantità. Molto belli i cavalli, prima o poi li fotografo. 











Il percorso è un saliscendi tra I prati. 

Verso le 12 sono già oltre la metà,  compro frutta e pane e all'ombra dei salici faccio il mio pranzo è un riposino. 

Alle 13 però riparto,  dopo poco gli studenti escono da scuola e vanno a piedi alle loro case e quando mi vedono sono felici di darmi il 5.


Un'ultima salita tosta al 12% per 3 Km, mi fa sudare ben bene, ma poi giù a palla di cannone verso la cittadina di Zalalabad che si vede nel verde intenso giù in fondo.

L'albergo prenotato è un po' fuori la cittadina, per cui mi fermo prima a fare un po' di scorta di viveri per i giorni di autosufficienza in montagna. 

Prendo 500g di pasta, 300 di riso, carne in scatola, tonno, pane, dolcetti e caramelle per i bambini dei pastori che so che le chiederanno.

Qualche difficoltà per entrare in hotel perché la porta era chiusa e bussando non arrivava nessuno. Per fortuna ho acquistato una scheda tagika e provo a chiamare.  Mi risponde un uomo che mi dice di aspettare che risolve. Infatti dopo 10 minuti la porta si apre e sulla soglia appare una vecchina ultra ottantenne,  che non si perde d'animo vedendo uno straniero e attiva subito il google traduttore vocale. In poco tempo tutto è sistemato e ho la mia camera spaziosa con bagno che funziona.  Ho anche prenotato la colazione per domani anche se non la servono prima delle 8. Mi spiace un po' partire tardi, ma sarà l'ultima colazione preparata per diversi giorni. 

Da domani sarà difficile comunicare e i report delle tappe arriveranno in ritardo, non so per quanti giorni, forse una settimana. 

Io sto bene e con calma affronterò anche le montagne con le loro salite senza fare sforzi eccessivi e con brevi tappe.

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Ciao alla prossima

mercoledì 10 maggio 2023

69esima tappa

 Andijon-Osh 53 Km, temp 18°C. cielo sereno,  vento assente. 


Partenza alle ore 7,45, dopo aver fatto una superba colazione con salati, dolci, frutta fresca e secca, succhi, tè e un profumatissimo miele di agrumi. 

La strada comincia subito a salire, ma dolcemente,  in 50 km si sale 500m quasi non ti accorgi, molto traffico per l'ora di punta, ma è sempre l'ora di punta. Il traffico asiatico e simile in tutti i posti, le strade larghe fanno sì che gli automobilisti si sentono autorizzati a fermarsi ovunque senza accostare, e altri passano a destra, sinistra dove capita, il clacson è abusato e non avverte più nessuno, pedoni e ciclisti devono interpretare le possibili manovre che farà chi ti precede e segue.

La periferia anche qui dura 10 km di bazar, vedo anche un mulino ad acqua che ancora macina.

Più avanti un asinello a bordo strada tenero e malinconico. Vi è una ditta Milan Textile, ormai le colline si fanno più vicine e il paesaggio cambia di continuo.









La tappa è breve però vi è sempre un confine da attraversare e non si sa mai. A me queste formalità doganali mettono ansia, ho sempre paura che ci siano problemi. 

Un ragazzo in bicicletta che mi ha visto passare,  mi raggiunge e facciamo un po' di strada insieme,  sorride e mi saluta felice di potermi filmare mentre pedalo. 

In breve tempo arrivo alla dogana, anche per l'asfalto oggi perfetto. 

Soliti cancelli, fotografie e timbri, ma in 20' faccio tutto, poca gente in fila, solo donne di tutte l'età con borsoni di roba. Cosa avranno mai preso in Uzbekistan che non possono trovare in Tajikistan? Mistero della fede.

Comunque,  passato l'ultimo cancello mi sento felice. Ho il piede o la ruota come volete in un altro stato e fanno 10 dalla partenza. 

Poi miracolosamente dalla foschia emergono in assolvenza le grandi montagne innevate. È come essere ad Ivrea e vedere alle spalle la Valle d'Aosta. 

Poco dopo il border sono già ad Osh, vado subito a cercare l'hotel Art che ho prenotato con booking ieri per 23 $ con prima colazione. 

Non è uno splendore,  ma per una notte ci si può stare. Sono solo le 13, ma siccome si perde un'altra ora di fatto le 14. In Italia le 10. Appena sistemato e cambiato esco per mangiare qualcosa di rapido e poi per visitare la città. 

Osh è la città più antica del Kirghizistan,   vanta 3000 anni almeno. Con i suoi 300.000 abitanti è la seconda città del Paese. Di antico rimane però ben poco perché spazzato via nel periodo sovietico. In un bel giardino, parlando con una gelataia scopro che conviene andare sulla collina che sovrasta la città da cui si gode una vista stupenda. 

Dietro al giardino però imponente vi è una statua di Lenin che allargando la mano destra sembra dire - tutto questo è merito della rivoluzione.,- ma forse voleva dire tutt'altro. Comunque bellissime le aiuole di petunie coloratissime. 







Qui l'aria è fresca e l'acqua abbondante e limpida perché arriva dalle montagne. Lungo le strade i canaletti o bedi, come si dice a Bobbio e Cerignale, sono pieni di acqua che corre.

Così salgo la collina indicata,  si chiama  Il Trono di Salomone, si dice che il profeta Salomone sia venuto qui in pellegrinaggio ed è ancora un luogo sacro per i mussulmani che lo venerano. La salita è assai ripida, però ne vale proprio la pena. La vista sulla città è completa e oltre risaltano colline verdi e montagne cariche di neve e ghiaccio. 

Spero che dalle foto si capisca perché la foschia rende meno ciò che c'è. 















Ciao alla prossima

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