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lunedì 12 giugno 2023

 102esima tappa

Sekisovska-Shemonaykha 66 km, temp. 15°C. cielo sereno,  vento leggero da Nord

Ieri sera dopo la cena molto povera, la gentilissima signora che gestisce la baracca mi conduce a vedere una cameretta 2x1,2 , un loculo, dove ci sono 2 brande occupate da altri materiali alla rinfusa. 

Mi dice che posso stare a dormire lì, ma non chiudere la porta altrimenti manca l'aria.  È di fatto uno sgabuzzino cieco.
Ok mi sistemo lì, sopra la branda metto però il saccoletto. 

Poi esco ancora per vedere il tramonto che sarà alle 20,30, le zanzare sono in agguato. 




Appena tramontato mi rifugio nel tugurio, ma mentre mi spoglio noto un grosso ponfo sulla schiena all'altezza della vita, cerco di capire meglio ma la posizione non aiuta.  

Infine diagnostico che è una zecca. Cerco di toglierla con le forbicine delle unghie disinfettate sulla fiamma, ma non riesco.  

Vado così a bussare alla cucina dove marito e moglie stanno guardando una telenovela.  "Ho bisogno di un aiuto" dico mostrando il ponfo, so benissimo che non capiscono una parola di inglese,  ma vedendo il problema…
Anche loro cercano di estrarla, ma questa bestiaccia si è conficcata sotto la pelle e non è semplice. 

Cercano anche di aspirarla con una siringa o legare il rostro con un filo da cucire, ma inutilmente.  

Il disinfettante è la vodka, ma non hanno una pinzetta che risolverebbe.  Allora dopo circa un'ora di travaglio, telefonano ai vicini, si fa per dire, di casa se hanno una pinzetta, ma sembra cosa rara.
Pur essendo molto scialli su tutto e parecchio trasandati mostrano una certa preoccupazione per la cosa. Finalmente da un vicino viene data la notizia della pinzetta.
Il marito prende l'auto e ritorna dopo una mezz'ora con lo strumento. Così avviene l'estrazione della testa e del rostro che viene conservata per eventuali analisi.

Mi si raccomanda però, quando sarò giunto a Shemonaykha, di andare all'ospedale per un consulto. Io non mi sarei preoccupato così tanto in Italia, ma qui forse è diverso e seguirò il consiglio.

Nel giro al parco, il giorno prima, è possibile che chinandomi nell'erba per una fotografia ai fiori me la sia beccata. Poi anche avendo fatto la doccia non l'ho vista per la posizione. 

Questa mattina parto alle 7,00, il tempo è buono e sono solo 66 km. La strada è un continuo saliscendi, salite ripide e così le discese. 

È sempre dritta e a volte si vede un'infilata anche di 6 gobbe. Per me è molto impegnativa, inoltre per 40 km non c'è un luogo abitato, ne dove poter prendere acqua. Per un momento ho odiato questa strada dicendo "non è possibile" ad ogni svalicamento se ne vedevano altri da fare.




Finalmente, dopo 50 km, un piccolo paese con tre minimarket uno attaccato all'altro. Prendo così acqua,  tè freddo, pesce affumicato che mangerò oggi. 

Gli ultimi 17 sono fatti con vento contrario, ormai le "dune" sono più morbide e allungate.

Un ponte di ferro sull'Uba che qui è maestosa ben più del nostro Po, immette nella cittadina di Shemonaykha.  

Trovo subito una graziosa gostilna che fa per me. Sono le 13,30, 6h e 30' per fare 66 km con una sosta di 20'. 




Una volta sistemato e lavato,  vado in ospedale, già sapevo come funziona la sanità in questi paesi ed è stata una conferma. Pochi mezzi, poca igiene, ma tanta buona volontà. 

Attendo il mio turno, in dieci minuti arrivo in ambulatorio dove diverso personale giovane e qualche anziano leggono sul mio telefono il motivo della visita, esaminano la puntura che non sembra infetta, ma preferiscono vaccinarmi per la encefalite da zecca.



Ora sono nella mia camera,  leggerò un po' un libro che mi sono portato dall'Italia e prestato da Livio "In Siberia" di Colin Thubron. 

Ciao, alla prossima.

domenica 11 giugno 2023

 101esima tappa

Ridder-Sekisovka Km 63, Temp 15°C. Cielo coperto con nebbia,  vento debole da Ovest. 

Ieri sera cena al ristorante  Bol'Var di Ridder.

Si presentano puntuali Mirim e una sua amica anch'essa insegnante di inglese, però alla primaria, di nome Madina; Tatiana ha già un'altro programma per il sabato sera. 

Il ristorante è elegante e il servizio pure. Ordiniamo per me una pasta al salmone ed una insalata,  per loro pizza e un altro tipo di insalata. 

Cominciamo con un brindisi a noi, alla giornata vissuta nel parco e alla mia 100esima tappa. 

La serata è stata molto piacevole,  si è parlato del viaggio, della scuola, dei sistemi scolastici a confronto. 

Le due ragazze, io dico così perché potrebbero essere mie figlie, 37 anni, sono molto interessate e la conversazione è vivace e a tratti seria e profonda. 

Già durante il giorno mi ero accorto dello spessore culturale di Mirim e di Tatiana e avevo anche azzardato una domanda sul Kazakistan indipendente e i rimpianti della Repubblica Sovietica. 

Come era prevedibile le ragazze non hanno fatto a tempo a viverla e mentre loro sono ottimiste sulla Repubblica indipendente,  riferiscono che gli anziani rimpiangono il piatto pieno, la casa gratis, e il lavoro per tutti, mentre con l'economia di mercato te lo devi conquistare.  Tutto ha un prezzo! 

Io penso che le nuove generazioni sapranno farne un paese moderno e competitivo, ma ci vorrà ancora tempo. Lo shock iniziale non è stato ancora assorbito come nel resto delle repubbliche ex sovietiche.

Dopo un gelato ci congediamo, però vogliono che domani mattina usciamo ancora insieme perché vogliono mostrarmi un posto incantevole nelle vicinanze. Appuntamento alle 8 al mio albergo. 

Così questa mattina, dopo aver preparato i bagagli aspetto il loro arrivo nella hall.

Oggi il tempo è brutto,  cielo coperto,  nuvole basse e bruma.

Madina arriva con Mirim e in auto e andiamo su una collina nelle vicinanze, ma la nebbia è così bassa che è difficile capire cosa c'è da vedere. 

Ma Madina non si perde d'animo e con tanta passione ci fa scendere dall'auto, l'erba è bagnata e le scarpe si inzuppano subito mentre la terra nera e appiccicosa si attacca dappertutto. 

All'inizio faccio fatica a capire il senso, facciamo comunque qualche foto e selfie,  poi comincia a descrivere le cose che dovrebbero vedersi, in basso un lago dove il marito pesca e i figli fanno il bagno, la collina coperta di rose e di fragole e sullo sfondo le alte montagne.  

In effetti le piante di fragole esistono, ma solo i primi fiori stentano ancora a schiudersi, ma la descrizione è così appassionata che mi immedesimo in lei e riesco anch'io a vedere quello che non si vede, una esperienza direi quasi mistica. 









Poi risaliamo in auto e andiamo a vedere un altro posto interessante,  mi spiegano che è un ponte sulla ferrovia. Il ponte non ha nulla di speciale però dall'alto si vede il binario allontanarsi verso la fuga, seduti sul parapetto si respira un'aria di libertà. 

Capisco meglio ora il senso, Ridder è in un angolo del mondo; chi ha sete di viaggiare vede la ferrovia come una porta aperta sul mondo. 

Più tardi scendendo in bicicletta attraverso su un ponte l'impetuoso fiume Ulba, mi ero già fermato su quel ponte all'andata per fotografare,  ma non mi ero accorto che sul lato a valle, la ringhiera era piena di lucchetti che gli innamorati mettono per siglare un patto, molti sono a forma di cuore, speranze e progetti affidati alla corrente del fiume che corre via libera. 

Il fiume sarà tributario del più  grande Hirthysh  che finirà nel Ob e poi dopo migliaia di km nel Mare Artico.



Ora capisco l'estasi del ponte, le fragole e tutto il resto. 

Poi si va tutti a fare colazione in un bel bar accogliente e riprendiamo la conversazione,  mi chiedono quale messaggio ho dato ai miei studenti e docenti.  Il concetto è troppo difficile da esplicare con il mio inglese, ma con il google traduttore riesco ad esprimere quello che nella mia carriera lavorativa ho cercato di realizzare.  

Un sincero apprezzamento da parte loro e una bella soddisfazione personale. 

Tornato in albergo carico il "lupo grigio " e parto subito,  sone le 10,45 .

Mi ricordavo una strada a gobbe di cammello e purtroppo mi ricordavo bene. 

Per fortuna non piove e l'aria è  fresca e si suda un po' meno che all"andata. 

Così arrivo alle 16,30 dalle "tre pite" la trattoria sulla strada dove già mi ero fermato per i ciarozzi. 

La signora oggi mi serve una zuppa che però mangio volentieri. Poi chiedo se posso anche dormire. Pate di si in un magazzino con il mio sacco. Ok.










Domani arriverò a Shemonaykha dove c'è segnata una gostilna,  ma almeno oggi non devo montare la tenda e ho un posto sicuro. 

Ciao alla prossima.

sabato 10 giugno 2023

 100esima tappa

Ridder-Ridder 0 Km, temp 25°C. Cielo parzialmente nuvoloso,  vento assente. 

È  la 100esima, è solo un numero, ma tondo come il mondo, alla partenza era un traguardo lontano, quasi irraggiungibile,  ma ora sono qua ed è tangibile.
Non riesco ancora a crederci del tutto, temo di svegliarmi da un momento all'altro.

Oggi finalmente dopo tanta burocrazia è il giorno effettivo per la visita al parco.

Mary l'interprete, mi viene a prendere puntuale in hotel, insieme si va alla direzione del parco, qui trovo la direttrice, Tatiana, in mimetica e scarponi da montagna, l'autista e… si parte subito, stento a crederlo.  



Evviva! La gioia mi da un po' alla testa, l'atmosfera è rilassata e subito imbocchiamo la strada che porta al confine russo che è subito sterrata, ai lati siepi di betulla e radure piene di fiori.

Le montagne innevate fanno da cornice, un paesaggio dolce, una valle ampia di tipo glaciale attraversata da numerosi lipidi torrenti. 









Ancora prima di arrivare all'inizio della riserva vi sono molte cose da vedere e fotografare,  nell'insieme mi ricorda la Norvegia in alto sopra la taiga si sviluppa una tundra coperta di licheni (qui grigi, in Norvegia erano bianchi). 

L'autista è esperto e guida veloce, conosce ogni cosa perché prima era guardia forestale qui. 

Per chi fosse interessato a conoscere di più www.zagpz.kz .

Tra i ranuncoli vi è uno simile al botton d'oro, ma arancione, poi fiori di malva doppi, rose, tarassaco, aster e altri.

Ogni tanto ci fermiamo per una spiegazione o per fare riprese e foto.




Poi si arriva dopo 47 km ad un resort "Kimovka" un posto stupendo,  vi sono casette in legno, una chiesetta, e un grande prato dove insieme pascolano asini, pony, cammelli.

Vi è anche una zona dove ci sono animali in osservazione,  cervi e cerbiatti.





Riprendiamo il viaggio e arriviamo ad una sbarra che segna l'inizio della riserva, da qui in poi per proseguire ci vuole l'autorizzazione. 

Qui vi è anche un ostello gestito dal parco dove si può dormire, stile rifugio, per 8 euro al giorno. Vi è stufa, cucina a gas e dormitorio con letti a castello. Fuori c'è la sauna russa vicino al torrente.



Dopo il controllo dei documenti la sbarra viene alzata e noi proseguiamo per altri km, ci fermiamo su un colle e a piedi prendiamo un sentiero che tra prati, boschi e ruscelli ci porta in una zona dove ci sono molti Pinus ibericus, simile al nostro cirmolo i cui semi sono eduli. 

Tra queste piante alcune sono maestose e tra le più longeve del parco sui 400 anni.

Bisogna, secondo la tradizione locale, abbracciarle per captare l'energia vitale che si dovrebbe anche sentire appoggiando l'orecchio (io non l'ho sentita,  ma di orecchio non sono troppo dotato). Poi si esprimono desideri e preghiere nella tradizione sciamanica. 

In ogni caso ci si sente meglio con persone che rispettano e amano il creato.




Più avanti ammiriamo le dighe dei castori, allora come non intonare "Terra di betulla,  casa del castoro…" le due donne sono ammirate e anche loro vogliono contribuire con nenie russe dolcissime, tra cui  " Fischia il vento,  urla la bufera…" Che in russo ha parole diverse, ma la stessa melodia.

Infine arriviamo al confine con la Russia,  effettivamente non si va oltre, manca la strada.

Qui in un'ampia radura che sfuma verso l'alto ruscelli e mughi, luogo dei lupi e dei pipistrelli.

Alcuni carpentieri stanno costruendo una casa di legno con pali e muschio, da veri trapper. Ci offrono l'immancabile chai e dei dolci.

Poco più in là un ruscello con ponticello di legno e poi pausa pranzo sotto un gazebo nel mezzo della natura selvaggia. 







Per 78 km abbiamo viaggiato senza vedere un manufatto umano oltre il resort e la stazione del parco.

Qui  è anche zona di orsi bruni e neri, vengono raccontati aneddoti abbastanza inquietanti, ma oggi non né vediamo per mia pace interiore. 

I prossimi giorni dovrò pedalare per quasi 1000 km in posti analoghi.

Ora si ritorna, ancora una sosta per un'antica colata lavica  di 2 milioni di anni fa e qualche altra foto.




Al ritorno in città mi sento in dovere di invitare l'equipaggio a cena in un buon ristorante.  Mary  verrà sicuramente con il fidanzato,  Tatiana forse, l'autista no perché abita in un altro paese.

Poi con Mary andiamo a cambiare un po' di dollari in rubli così per i primi giorni sono a posto. 

Mary non vuole essere pagata per il servizio di traduzione,  dice che per lei è stato un esercizio utile parlare con uno straniero,  riesco solo a darle una piccola mancia.

Devo una volta di più testimoniare quanto siano generosi questi kazaki. 

Ciao, alla prossima.




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